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 Ritratto di Emilio Jesi, di Antonietta Raphael Mafai

Ritratto di Emilio Jesi, di Antonietta Raphael Mafai

Ritratto di Emilio Jesi, di Antonietta Raphael Mafai

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Il ritratto del fidato benefattore di Mafai è un segno del suo tempo. Questo busto in onice brasiliano raffigura il collezionista Emilio Jesi che ospitò la Raphael insieme al marito, il pittore Mario Mafai, e le loro figlie, quando fuggirono da Roma a Genova nel 1939, dopo che le leggi razziali di Mussolini vietassero l’esposizione di opere di artisti ebrei. In una recente intervista, sua figlia Giulia Mafai ci parla del punto di vista di sua madre: "La Raphael è stata una grandissima artista e lavoratrice. Fu una brava persona dal punto di vista della morale. L’epoca la costrinse a grandi scelte. Nel ’38 si rifiutò di farsi battezzare perché per lei l’artista aveva il compito di rappresentare una morale e di difenderla." Prima di cercare l'assistenza di Jesi, le ragazze Mafai furono costrette ad abbandonare le scuole pubbliche. Raphael creò il ritratto di Jesi nel 1940, l'anno in cui l'Italia entrò in guerra con Francia, Grecia e Inghilterra. Alcune delle sculture più intense della sua carriera furono create sotto la protezione del suo mecenate. Molte di queste rappresentano le sue figlie ed evocano i sentimenti provati in quel periodo, come la paura e l'ansia.

A proprio agio nell'atelier

Crediamo che Raphael Mafai si sarebbe sentita a casa in uno studio di restauro.
 

Esposizione e dubbio

Una lettera di Raphael Mafai rivela il pensiero dell'artista nei riguardi delle mostre.

Ritratto in mostra

Ora sotto i riflettori del museo, il ritratto di Jesi sbarca sul piccolo schermo.