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“Giuditta e la sua ancella”, Galleria Palatina, Firenze

Artemisia Gentileschi

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Hai forse notato una certa somiglianza fra le figure femminili della Gentileschi? Si tratta spesso di autoritratti! Artemisia (1593-1653), una figura geniale dell’arte barocca, ottenne vasti riconoscimenti come pittrice alla corte dei Medici, sotto la protezione del Granduca Cosimo de’ Medici e della Granduchessa Cristina di Lorena. In un’epoca in cui le artiste donne venivano relegate per lo più alla realizzazione di ritratti e di nature morte, Artemisia divenne famosa grazie alle sue grandi tele raffiguranti scene bibliche ed eroine mitologiche. Prima donna membro dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze nel 1613, la Gentileschi, primogenita del pittore toscano Orazio Gentileschi che la avviò alla pittura nella sua bottega, simile al padre nello stile d’impronta caravaggesca, si differenziò da lui per il suo particolare approccio al soggetto da rappresentare. Infatti, mentre le opere del padre denotano una certa idealizzazione, le imponenti eroine di Artemisia vengono celebrate in scene dall’altissima carica drammatica. Da donna che aveva vissuto la tragedia del rapimento e dello stupro, la pittrice traspose la propria esperienza nelle raffigurazioni di donne forti ma vulnerabili che colpiscono per la loro straordinaria espressività.

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